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Accessibilità

I sottotitoli fanno parte del contenuto

Una trascrizione, una traccia di sottotitoli tradotti e un file di sottotitoli per l'accessibilità possono contenere le stesse parole, ma fanno tre lavori diversi. Vediamo a cosa serve ciascuno, cosa prevede lo standard e cosa controlliamo prima di pubblicare.

KolWrite 7 min di lettura

Timeline di sottotitoli in cui ogni blocco mostra la durata a schermo accanto al tempo di lettura necessario; un sottotitolo troppo lungo è segnalato vicino a una versione abbreviata che rientra nello spazio disponibile.
Un'unica funzione esporta sia la trascrizione sia i sottotitoli.

In sintesi

  • I sottotitoli per l'accessibilità riportano i dialoghi e i suoni che servono per capire un video, in sincrono con le immagini.
  • Per le WCAG servono i sottotitoli al Livello A per i contenuti multimediali sincronizzati preregistrati, e al Livello AA per quelli in diretta, secondo l'ambito e le eccezioni dello standard.
  • Il testo generato in automatico è una bozza. Nomi, tempi, cambi di voce e suoni importanti vanno rivisti da una persona.
  • Una trascrizione permette di fare cose che i sottotitoli non consentono: leggerla per intero, cercare una parola, citare un passaggio e saltare a un punto preciso della registrazione.
  • Partiamo da un'unica sorgente temporizzata per creare sia i sottotitoli sia le trascrizioni, così basta correggere un punto per aggiornare entrambi.

1. Sottotitoli per l'accessibilità, sottotitoli tradotti e trascrizioni sono parenti stretti, ma fanno lavori diversi

I sottotitoli per l'accessibilità (spesso chiamati caption) scorrono in sincrono con il video e riportano sia ciò che viene detto sia i suoni non verbali che servono per seguire la scena. Possono anche indicare chi sta parlando e descrivere un rumore importante. Con sottotitoli (subtitles) si intende di solito la traduzione per chi sente l'audio originale ma non capisce la lingua. La trascrizione invece è un testo a sé: va bene per i contenuti solo audio e serve per leggere, fare ricerche nel testo, citare un passaggio e muoversi nella registrazione.13

Da un'unica base corretta e temporizzata si possono ricavare tutti e tre i formati, ma la revisione cambia parecchio. In una trascrizione c'è spazio per i paragrafi e per il contesto. Un sottotitolo invece deve stare in una riga corta, entrare sul fotogramma giusto e non coprire eventuali scritte già impresse nel video.

2. Cosa chiede davvero lo standard

Le linee guida del W3C mettono al Livello A i sottotitoli per i video preregistrati in cui l'audio è necessario, e al Livello AA quelli per i contenuti multimediali sincronizzati in diretta. Oltre alle parole pronunciate, i sottotitoli riportano i dialoghi, chi sta parlando e gli effetti sonori rilevanti. Gli obblighi di legge dipendono dal Paese e da cosa si pubblica. Le WCAG sono uno standard tecnico e non equivalgono a una consulenza legale.21

Sul piano pratico la differenza si vede subito. Mettere il link a una trascrizione sotto un video non dà la stessa esperienza dei sottotitoli che scorrono insieme alle immagini. E vale anche il contrario: chi ascolta una traccia solo audio non sa che farsene dei sottotitoli chiusi dentro un player, perché non può leggerli di fila, cercarli o citarli. Per questo prima guardiamo che tipo di contenuto abbiamo e cosa serve a chi lo usa, e poi scegliamo il formato.

3. Chi li usa davvero, al di là degli obblighi

Secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità, circa 1,5 miliardi di persone hanno un qualche grado di perdita dell'udito, e circa 430 milioni hanno bisogno di servizi di riabilitazione. Ma i sottotitoli li legge anche chi si trova in un bar rumoroso o in un ufficio silenzioso, chi è in aula, chi guarda un video in una seconda lingua e chiunque, in quel momento, non possa accendere l'audio.41

Con il testo si fanno cose che l'audio non permette: si cerca una parola, si cita una frase, si traduce, si ingrandisce il carattere e si legge al proprio ritmo. Il W3C parla anche di trascrizioni interattive che evidenziano la frase mentre viene pronunciata e portano il video o l'audio al punto esatto su cui clicca il lettore.3

4. Perché i sottotitoli automatici hanno comunque bisogno di un revisore

Il riconoscimento automatico risparmia il grosso della battitura, ma non sa distinguere un refuso innocuo da un errore grave. Basta un cognome sbagliato, una negazione saltata, un numero invertito o un cambio di voce messo nel punto sbagliato per ribaltare il senso di una scena. Inoltre, i suoni importanti per capire cosa succede possono non comparire affatto in una trascrizione basata solo sul parlato. Le indicazioni pratiche del W3C lo dicono chiaramente: di norma i sottotitoli generati in automatico vanno rivisti.1

Noi rivediamo il testo ascoltando l'audio, senza affidarci al solo correttore ortografico. Controlla i primi e gli ultimi secondi, dove è facile che salti qualche parola. Verifica nomi e numeri, segna quando cambia chi parla e aggiungi i suoni che servono a chi guarda. Alla fine riguarda il video per intero controllando quanto sono lunghi i blocchi, se c'è il tempo di leggerli, se il contrasto tiene e se qualche sottotitolo finisce sopra un nome già presente a schermo.

5. I controlli che facciamo prima di pubblicare

Lavora su un unico file master corretto, con i tempi associati alle parole o ai segmenti, e da lì genera i file dei sottotitoli e delle traduzioni. Conserva il file multimediale originale e lo storico delle revisioni. Poi prova il file esportato direttamente nel player che userà il tuo pubblico: un file SRT può essere formalmente valido ma scorrere troppo veloce per riuscire a leggerlo.

KolWrite si basa proprio su questa sorgente temporizzata unica. Modifichi il testo mentre scorre la traccia, sistemi chi parla e la lingua, e poi esporti il formato che serve al tuo pubblico. Per rendere accessibile un video però non basta premere il tasto di esportazione: conta il risultato finale a schermo, e per quello serve ancora una persona che ci dedichi qualche minuto per ogni clip.

Domande frequenti

Sottotitoli tradotti e sottotitoli per l'accessibilità sono la stessa cosa?

Spesso usano lo stesso formato di file e possono contenere esattamente le stesse parole. I sottotitoli per l'accessibilità (caption) però servono a dare dialoghi e suoni importanti a chi non può sentire l'audio; i sottotitoli standard (subtitles) di solito traducono il parlato per chi l'audio lo sente. Poi l'uso dei due termini cambia da Paese a Paese.

I sottotitoli automatici rispettano le WCAG senza revisione?

La conformità dipende da quanto sono precisi e completi i sottotitoli finali, a prescindere da come sono stati creati. Il testo automatico è una buona base di partenza, ma nomi, tempi, chi parla, passaggi saltati e suoni significativi vanno comunque controllati.

Una trascrizione può sostituire i sottotitoli in un video?

Di norma no. Per i video preregistrati in cui l'audio è necessario, le WCAG chiedono sottotitoli sincronizzati. Conviene comunque pubblicare anche la trascrizione insieme al video; se invece il contenuto è solo audio, la trascrizione può essere il testo principale.

Quanto deve essere lunga una riga di sottotitolo?

Deve essere abbastanza corta da farsi leggere prima di sparire dallo schermo. Più che contare solo i caratteri, guardiamo il tempo reale di lettura e spezziamo il blocco quando una frase è troppo lunga per il ritmo di quel passaggio.

Fonti e approfondimenti

  1. 1W3C Web Accessibility Initiative, Captions/Subtitles
  2. 2W3C, Understanding WCAG 2.2, Captions (Prerecorded)
  3. 3W3C Web Accessibility Initiative, Transcripts
  4. 4World Health Organization, Deafness and hearing loss

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